Il ruolo del coltivatore custode
Sono definiti «agricoltori custodi» gli agricoltori che si impegnano nella conservazione, nell'ambito della propria azienda agricola, ovvero in situ, delle risorse genetiche di interesse alimentare ed agrario locali soggette a rischio di estinzione o di erosione genetica iscritte nel registro regionali della Regione Toscana. Contribuisce ad arrestare la perdita di biodiversità agricola alimentare mettendo in sicurezza la singola risorsa genetica proteggendola e salvaguardandola da qualsiasi forma di contaminazione, alterazione o distruzione; migliora servizi ecosistemici e preserva il territorio rurale.
Diffonde la conoscenza e la coltivazione delle risorse genetiche di cui è custode; effettua il rinnovo dei semi di specie erbacee conservati nella Banca regionale del Germoplasma. L’agricoltore custode riceve l’incarico solo dopo essere stato iscritto nell’elenco regionale degli agricoltori custodi.
Il ruolo delle comunità del cibo
La legge consente l'istituzione di comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare. Sono organizzazioni locali derivanti da accordi tra agricoltori locali, agricoltori e allevatori custodi, gruppi di acquisto solidale, istituti scolastici e universitari, centri di ricerca, associazioni per la tutela della qualità della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, mense scolastiche, ospedali, esercizi di ristorazione, esercizi commerciali, piccole e medie imprese artigiane di trasformazione agraria e alimentare, nonché enti pubblici.
Nascono con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione, di sostenere le produzioni agrarie e alimentari, nonché di promuovere comportamenti atti a tutelare la biodiversità di interesse agricolo e alimentare,
Gli accordi possono avere come oggetto:
- lo studio, il recupero e la trasmissione di conoscenze sulle risorse genetiche di interesse alimentare ed agrario locali;
- la realizzazione di forme di filiera corta, di vendita diretta, di scambio e di acquisto di prodotti agricoli e alimentari nell'ambito di circuiti locali;
- lo studio e la diffusione di pratiche proprie dell'agricoltura biologica e di altri sistemi colturali a basso impatto ambientale e volti al risparmio idrico, alla minore emissione di anidride carbonica, alla maggiore fertilità dei suoli e al minore utilizzo di imballaggi per la distribuzione e per la vendita dei prodotti;
- lo studio, il recupero e la trasmissione dei saperi tradizionali relativi alle colture agrarie, alla naturale selezione delle sementi per fare fronte ai mutamenti climatici e alla corretta alimentazione;
- la realizzazione di orti didattici, sociali, urbani e collettivi, quali strumenti di valorizzazione delle varietà locali, educazione all'ambiente e alle pratiche agricole, aggregazione sociale, riqualificazione delle aree dismesse o degradate e dei terreni agricoli inutilizzati.
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